La scuola si autocensura: «Dante offende Maometto». Alunni islamici esonerati dallo studio della Divina Commedia a Treviso

Le famiglie vietano alla prof di fare la lezione, il ministero manda gli ispettori

Sabato 25 Maggio 2024 di Lorena Loiacono
Il poeta Dante Alighieri. Due studenti di religione musulmana di una scuola media sono stati esentati dal seguire le lezioni sulla Divina Commedia di Dante, trattandosi di un'opera a sfondo religioso, in contrasto con la fede dei due ragazzi e...

«Offende l’Islam». Sarebbe questa l’accusa mossa a Dante Alighieri e alla sua Divina Commedia, tanto che in una scuola media gli alunni di fede musulmana potranno evitare di studiarla. Scoppia la polemica e il ministro all’istruzione e al merito, Giuseppe Valditara invia l’ispezione.

Dante, studenti possono saltare lezioni sulla Divina Commedia a Treviso in quanto musulmani: è polemica. Il ministro Valditara invia gli ispettori a scuola

LA RICOSTRUZIONE

Una docente della scuola media dell’istituto Felissent di Treviso, infatti, ha deciso di esonerare due suoi alunni musulmani dallo studio della Divina Commedia proprio perché il contenuto sarebbe inappropriato per loro. I due ragazzi, quindi, non verranno interrogati né sottoposti a compiti scritti sull’opera di Dante. I versi del Sommo Poeta, simbolo della letteratura italiana, letto e studiato nelle scuole e nell’università di tutto il pianeta, sarebbero infatti offensivi nei confronti della religione islamica. Di tutte le interpretazioni letterarie e poetiche delle tre Cantiche dantesche, Inferno, Purgatorio e Paradiso, questa appare decisamente la più singolare. E non ha mancato infatti di scatenare un’ondata di polemiche. Basti pensare che il 25 marzo, in Italia, si celebra la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, chiamata per questo Dantedì. Sembra quindi incredibile quanto accaduto a Treviso ma la questione è andata proprio così: la professoressa di letteratura della scuola media di Treviso, sapendo che i due alunni di fede musulmana sono esonerati dall’ora di religione cattolica, ha deciso di chiedere alle famiglie il permesso di trattare lo studio della Divina Commedia in presenza dei ragazzi. Neanche fosse un testo sacro. Forse lo è, certo, ma in senso letterario. I genitori dei diretti interessati hanno risposto al docente chiedendo l’esonero per i figli dai versi di Dante e così i due studenti non avranno la possibilità di studiare uno dei testi cardine della letteratura e della lingua italiana. La docente, che sembrerebbe essersi mossa senza aver consultato prima la scuola e la dirigenza, ha avuto probabilmente un eccesso di scrupolo visto che in tutte le scuole medie e superiori si legge la Divina Commedia, così come nelle università umanistiche, senza che nessuno abbia mai chiesto esenzioni particolari. Pur trattando una materia religiosa, non può certo essere considerato un testo di dottrina religiosa. Ma in realtà non è la prima volta che Dante finisce sotto accusa, nel 2012 Gherush92, un’organizzazione non governativa per i diritti umani, aveva chiesto di abolire la Divina Commedia dai programmi scolastici, a causa delle frasi ritenute offensive contro la religione musulmana. In alcuni paesi islamici era stato già bandito Dante, per i versi che dedica a Maometto che viene messo all’Inferno. Il profeta dell’Islam è presente infatti nel 28esimo Canto, nella Nona Bolgia dell’Ottavo Cerchio dell’Inferno, come seminatore di discordie e divisioni. In Italia la polemica, prima d’ora, non ha mai preso piede né tantomeno nella scuola italiana ma questa volta sì e la Divina Commedia finisce in un angolo. Al suo posto viene studiato un programma alternativo, dedicato a Boccaccio. Qualcosa che non torna. Tanto che il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato un’ispezione «per verificare come stanno effettivamente i fatti, perché oggettivamente un’esclusione dal programma scolastico di uno dei pilastri della nostra letteratura per motivi religiosi o culturali – ancora non abbiamo ben capito – è del tutto inammissibile».

LA REAZIONE

Sul caso è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, definendo “demenziale” la scelta di esonerare gli alunni musulmani. «È assurdo – ha commentato Paola Frassinetti, Sottosegretario all’Istruzione – integrazione significa anche conoscere la cultura del Paese dove si vive e si studia.

Questo passo stride anche con tutti i progetti che nelle scuole si fanno sulla figura di Dante, sulla sua sensibilità umana, sulla passione civile e sulla sua ardente spiritualità». La difesa di Dante è trasversale, senza trasformarsi in materia di scontro tra maggioranza e opposizione. Sul tema è intervenuta infatti anche la senatrice Pd, Simona Malpezzi: «Conoscere Dante non toglie nulla alla confessione religiosa dei ragazzi ma aggiunge molto alla conoscenza della cultura italiana. Integrazione si fa per aggiunta, mai per sottrazione». Ma questa volta alla scuola è stato sottratto addirittura il Sommo Poeta. Ed è un vero peccato, proprio come quelli che Dante descrive nei suoi gironi.

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