Verona. La foto, il cibo, il permesso. L’ira dei detenuti per Chico Forti: «Perché tutti questi privilegi?»

Venerdì 24 Maggio 2024 di Angela Pederiva
Verona. La foto, il cibo, il permesso. L’ira dei detenuti per Chico Forti: «Perché tutti questi privilegi?»

VERONA - La foto con un deputato di Fratelli d’Italia, la chiacchierata telefonica con il fratello sul timore di ingrassare per la bontà del menù italiano cucinato da un cuoco professionista, il passaggio nell’infermeria dove c’è la Playstation diventata famosa con il caso di Filippo Turetta. Dall’accoglienza della premier Giorgia Meloni nell’aeroporto di Pratica di Mare, all’incontro con la madre Maria Loner nella casa di Trento, sono stati giorni di polemiche per Chico Forti.

Soprattutto nel penitenziario di Montorio Veronese, dove secondo l’associazione Sbarre di Zucchero ribolle la rabbia degli altri detenuti, condivisa con i loro familiari: «Quando un diritto non è per tutti diventa un privilegio». 

IL POST

Il gruppo di volontari impegnato sui temi carcerari ha pubblicato sui social un confronto fra il trattamento riservato al trentino Forti (che si proclama innocente, ma è stato condannato all’ergastolo per omicidio volontario) e l’esperienza vissuta dalla veronese Annarosa Lorenz (che deve scontare 5 anni per furto, rapina, incendio e ricettazione). Questo il post: «Chico Forti sabato rientra in Italia dagli Usa; domenica fa ingresso al carcere di Verona; mercoledì è in permesso a Trento per far visita all’anziana madre. Annarosa Lorenz entra in carcere a Verona per scontare un definitivo, dopo un percorso impeccabile in misura alternativa; le muore il padre dopo pochi giorni; permesso di necessità per partecipare ai funerali negato». Chiosa dell’associazione: «Sbarre di Zucchero a sostegno dei diritti di tutti gli oltre 61mila detenuti e non ai privilegi di pochi. Sacrosanto permettere a Forti di fare visita all’anziana madre, ma altri/e detenuti/e non hanno avuto la stessa possibilità, nello stesso Istituto penitenziario. Perché?».

L’IMMAGINE

Per una risposta puntuale a questa domanda, occorrerebbe conoscere le motivazioni delle decisioni assunte nelle due situazioni dai giudici della Sorveglianza. Il dibattito però si è infiammato comunque. È andata all’attacco la deputata dem Laura Boldrini: «Il punto, sia chiaro, non è che Chico Forti ha potuto incontrare la madre dopo appena 5 giorni dal rientro in Italia. Il punto è che la stessa possibilità non è garantita a tutti i detenuti e le detenute del Paese che vivono in condizioni di sovraffollamento e di carenza di servizi. Questo non può che esasperare gli animi dentro gli istituti di pena. È il doppio standard che qualcuno dovrà spiegare». Sempre il Partito Democratico, con la consigliera comunale Alessia Rotta, aveva stigmatizzato l’immagine di Forti dentro la struttura con il parlamentare Andrea Di Giuseppe («Inaccettabile che si faccia una foto del genere all’interno di un carcere, dove è proibito usare i cellulari»). L’esponente di Fratelli d’Italia si è giustificato così a “Uno, nessuno, 100Milan” su Radio 24: «Quella foto che ritrae me con Chico Forti, intanto, non è stata fatta col mio cellulare perché l’ho consegnato alla polizia penitenziaria, come da regola. Ho chiesto il permesso alla direttrice, mica faccio le foto da solo. E non eravamo in un’area protetta ma nell’area Matricola del carcere». Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato polizia penitenziaria, si è però ugualmente indignato: «Il carcere non è un palcoscenico nel quale le star possano fare il loro show e avere trattamenti e benefici di grande riguardo». 

LA PETIZIONE

Intanto prosegue la mobilitazione del movimento innocentista. Sfiora quota 5.000 firme la petizione online lanciata su Change.org per chiedere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di concedere la grazia a Chico Forti, «che ingiustamente sta pagando per un reato che non ha fondamento».

Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 11:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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