Susanna "Milly" Lazzarini, assassina di Lida Pamio e Francesca Vianello, dal carcere al Gr1: «Uccisi due innocenti per rabbia»

Mercoledì 22 Maggio 2024 di Davide Tamiello
OMICIDIO Susanna "Milly" Lazzarini in una fase processuale prima della condanna

MESTRE - Non aveva più parlato in pubblico dal 28 ottobre 2016, dalla sua deposizione al processo d’appello a Monica Busetto. Susanna “Milly” Lazzarini, l’altra faccia del delitto Pamio, ha deciso di rompere il silenzio. La sua voce si è potuta sentire al Gr1, l’altra notte, protagonista della puntata della campagna Rai “Come un’onda, contro la violenza sulle donne”, registrata all’interno del carcere della Giudecca, dove è attualmente rinchiusa e dove dovrà scontare una pena di 30 anni. «Ero una bomba in esplosione, me la sono presa con due persone che non c’entravano nulla», ha raccontato la donna al microfono dell’inviata della Rai. Quelle due persone erano le due anziane amiche della madre, Lida Taffi Pamio, uccisa a 87 anni nel suo appartamento di via Vespucci il 20 dicembre 2012 e Francesca Vianello, 81, assassinata anche lei in casa sua, in corso del Popolo, il 29 dicembre 2015. Negli anni è nato e cresciuto anche l’atroce dubbio che l’azione della donna abbia trascinato nel baratro anche una terza donna: Monica Busetto, condannata anche lei per l’omicidio della signora Pamio (ma in un processo parallelo e non in concorso). Il primo ad alimentare questo sospetto fu lo stesso giudice del tribunale di Venezia che condannò Lazzarini, David Calabria, che nelle motivazioni della sentenza scrisse che «Il ruolo di materiale compartecipe nel delitto in imputazione attribuito alla coimputata, giudicata separatamente, Busetto Monica, non ha trovato, alla stregua del compendio probatorio disponibile, adeguato riscontro». Lazzarini venne interrogata per cinque volte in cui fornì tre versioni differenti.

Nei primi tre (compreso il primo in cui, non sapendo di essere registrata, confessò durante un colloquio con il figlio) Lazzarini confermò di aver agito da sola. Solo negli ultimi due venne tirata in ballo Busetto. L’ultima versione quella appunto del 28 ottobre 2016: «È stata lei, la signora Busetto, a dirmi che era meglio strangolarla - raccontò alla Corte - È stata lei, la signora Busetto, a dirmi che non ero nemmeno capace di ammazzare una persona e a prendere il coltello e a darle il colpo finale». 


IL RACCONTO
Lazzarini, alla radio, ha raccontato la sua vita difficile, passata anche attraverso un rapporto complicato con gli uomini: il padre violento prima, il marito tossicodipendente poi. «Ho avuto una vita non facile - ha spiegato - prima con il papà, poi con il marito tossicodipendente. Ho iniziato con ansia e depressione, ero seguita anche dal centro di salute mentale ma mi davano solo farmaci, farmaci e farmaci. Sentivo che stavo esplodendo ma non sapevo a chi chiedere aiuto». Da anni, ha spiegato l’inviata della Rai, Milly ha intrapreso un percorso per uscire dalla rabbia che si portava dentro. «Mio marito mi aveva convinta che io ero una nullità. E io ero arrivata a crederci. Delle volte non avevo nemmeno i soldi per comprare il latte a mio figlio. La mia rabbia la buttavo sempre più dentro. Era una bomba in esplosione, me la sono presa con due persone che non c’entravano nulla». Un passo reale verso la riabilitazione, forse, potrebbe essere raccontare che cosa sia successo veramente, quel pomeriggio di dicembre di 12 anni fa, in quella casa di via Vespucci. 
 

Ultimo aggiornamento: 17:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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