Piccoli Comuni, il piano per restare ancora vivi: il territorio analizzato dai giovani architetti

Lunedì 27 Maggio 2024 di Antonella Lanfrit
Piccoli Comuni, il piano per restare ancora vivi: il territorio analizzato dai giovani architetti

Una settimana di analisi, di rilevazioni e monitoraggi e una elaborazione in tempo reale delle misurazioni e osservazioni effettuate, per consegnare a Sutrio le conclusioni: per rigenerare il centro montano un’unica risoluzione non è risolutiva, neppure quella turistica.

La scommessa sta nel riuscire «a tenere insieme tutte le risorse» che il territorio possiede, dai terreni per l’agricoltura alle essenze del legno, ai luoghi che, non più abitati, possono trovare nuove destinazioni d’uso. 


LO STUDIO
È lo sguardo prospettico che 23 studenti dell’Università di Udine, giovani aspiranti architetti, hanno consegnato sabato al Comune di Sutrio dopo una settimana intensa di residenza - lavoro nelle strutture dell’albergo diffuso per analizzare il contesto architettonico e socio-culturale del centro carnico e delle sue frazioni di Nojaris e Priola, un lavoro nato all’interno del progetto Pnrr «Il bosco nel borgo, il borgo nel bosco», nato su iniziativa del Comune e dei corsi di laurea in Scienze dell’architettura e di laurea magistrale in Architettura del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura dell’ateneo friulano.


LA MAPPA
«Gli studenti hanno mappato un patrimonio architettonico straordinario non utilizzato e che rappresenta oltre il 50% del costruito – racconta il responsabile scientifico del progetto, il professor Luca Zecchin -. Lo hanno analizzato, hanno avuto modo di visitare le aziende del legno del centro, hanno individuato nel patrimonio arboreo del territorio nove essenze e sono giunti alla conclusione che la rigenerazione e il riuso adattivo non passa solo dal turismo, ma dalla scommessa di tenere insieme tutte le risorse che sono proprie del paese e che sono tenute assieme dalla cornice del legno». Da qui alcuni studio-progetto, dall’utilizzo dei piani-strada delle case vuote per creare microluoghi d’aggregazione all’utilizzo del legno per «cappotti» tanto salutari quanto efficaci. Sutrio ha risposto con entusiasmo a questa presenza giovane e ha ascoltato con attenzione la lettura di chi ha guardato per la prima volta alla sua realtà e lo ha fatto con occhi professionalmente preparati.


LA VISIONE
«Volevamo proprio poter avere una visione generale e giovane delle prospettive che possono esserci a partire dall’esistente – spiega il sindaco Manlio Mattia -, per proseguire un processo di rigenerazione che Sutrio ha iniziato quasi 25 anni fa, con l’avvio dell’albergo diffuso. Sono rimasto decisamente stupito dal gran lavoro degli studenti in una sola settimana». Primo cittadino e assessore al Turismo, Daniele Straulino, in sintonia anche sull’analisi di fondo che è scaturita: turismo sì, ma da solo non basta. «Concordo, perché è lo stesso turismo che ha bisogno di un contesto armonico per essere alimentato – afferma l’assessore Straulino -. Per questo c’è l’impegno a recuperare terreni coperti dalla boscaglia e riportarli all’uso agricolo, a supportare l’allevamento e l’agricoltura di qualità che stanno diventando essi stessi motivo d’attrazione, oltre che alla valorizzazione dello storico lavoro artigiano del legno». 


IL PROSSIMO
Tra i prossimi progetti, il recupero di strutture per la realizzazione di appartamenti da dare in affitto a giovani famiglie. Dalla montagna pordenonese, Claut guarda con interesse all’attivismo di Sutrio, impegnato com’è a dare motivo per restare in paese a chi c’è e ad attirare ulteriori abitanti, dopo che da tre anni registra un saldo positivo della popolazione. «Un segnale interessante dopo anni di calo demografico drammatico – osserva il sindaco Gionata Sturam -. Tuttavia, la questione di fondo per far restare la gente in montagna è riuscire a mantenere i servizi – sottolinea -. Senza quelli, e mi riferisco a sanità e istruzione innanzitutto, la montagna diventa la meta dei week end e dei mesi di luglio e agosto». Sturam entra nello specifico, elencando la necessità «di una guardia medica 24 ore su 24», un supporto ai costi di acqua, luce e riscaldamento che in realtà montane sono maggiori rispetto ai centri non montani. Insiste sulla strategicità della presenza della scuola e proprio sul sistema d’istruzione ora il sindaco Sturam sta lavorando con il collega di Montereale Valcellina per presentare alle scuole dei due centri un progetto a beneficio di entrambe. Parte, insomma, da Sutrio e Claut la sfida per salvare i piccoli Comuni che hanno una grande voglia di resistere. Basta metterli nelle condizioni di riuscirci. 
 

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