Paola Treppo racconta le "Storie di uomini e donne senza tempo" di un Friuli nascosto che sta scomparendo

Mercoledì 22 Maggio 2024
Paola Treppo racconta le "Storie di uomini e donne senza tempo" di un Friuli nascosto che sta scomparendo

Storie di vita di un Friuli nascosto e intimo, che pian piano sta scomparendo: dalle vecchie botteghe di paese ai borghi quasi disabitati della montagna. Per non perdere quel passato in cui affondano le nostre radici. Si intitola "Storie di uomini e donne senza tempo" il libro della giornalista friulana Paola Treppo, edito da Chiandetti 2023.

L'autrice

Fotografa, giornalista e scrittrice friulana, Treppo raccoglie da anni, per lavoro e per passione, le testimonianze orali delle tradizioni del Friuli.

Dopo “Pignarûl, storie di uomini e del fuoco epifanico”, per Biblioteca dell’Immagine, “La Casa della Vergine” per Edizioni Segno, “I morti raccontano i vivi. Storie friulane dall’oltretomba” per Chiandetti Editore e “Natale in Friuli. Tradizioni, misteri e personaggi di un’epoca sospesa tra mito e storia” sempre per Chiandetti, ora l'ultima pubblicazione dedicata a storie senza tempo.

Il Friuli che cambia

Nelle pagine di questo libro la fotografia di un Friuli che sta cambiando e che lo sta facendo nel solco di quelle che sono la sua esperienza secolare e le sue peculiarità più spiccate: la capacità di adeguarsi alla mutazione, nel silenzio e nella laboriosità, nella straordinaria generosità e nel non giudizio. Una popolazione apparentemente difficile da decifrare. Composita, multi sfaccettata, parcellizzata, lontano e vicina, dura e fragile allo stesso tempo. Unica. Unita ovunque e comunque, al di là degli stereotipi. Resiliente, da sempre. Dedicato a chi si sente figlio di questa terra.

Nelle pagine del libro

Ci sono persone che raccontano la storia dei borghi dove vivono e hanno sempre vissuto. Dei luoghi che hanno dato loro i natali, o ai loro avi. Degli abitati che gli sono rimasti nel cuore e nella testa, anche se hanno dovuto andarsene, per i motivi più vari: miseria, amori, voglia di riscatto, obbligo, guerra e chissà che altro. Uomini e donne che hanno trascorso la loro esistenza in una "modalità" che spesso oggi si stenta a comprendere, o che si percepisce appena. Nella dimensione interattiva e iper connessa, veloce e spesso impersonale di questo mondo contemporaneo in cui trascorriamo i nostri giorni, riusciamo a stento ad ascoltare le loro parole e a cogliere le sfumature dei loro sguardi. Leggere negli occhi, nei gesti e nella parola il vissuto di una persona, porta con sé la responsabilità, in un certo senso l'obbligo, oltre che la gioia e il privilegio, di tramandare la forza delle radici del nostro passato, consapevoli che siamo figli tutti della stessa terra. Consci dell'importanza di non perdere l'identità.

Le storie

«Andavamo su con le gerle per i sentieri ripidi delle montagne. Succedeva che le donne incinte si fermassero a mezza via, per le doglie. Partorivano e mettevano il bambino nella gerla. Poi si rimettevamo in cammino e tornavano a casa».

«Avevo otto anni mi svegliavo alle 5 di mattina. Andavo in bici a cercar lavoro a casa dei contadini; li trovavi solo a quell'ora, che poi andavano nei campi. Ritiravo le padelle da aggiustare. Nell’arco di una giornata papà le riparava. Allora le riportavo alla gente e incassavo i soldi, facendo la cresta». 

«Sono emigrata in Germania e ho lavorato in una fabbrica di copripiumini. Poi siamo tornati a casa, in Friuli. Sono tornata a Selva, dove non c’è più niente: ma è la terra del cuore, piena di ricordi, tutti felici». 

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