Omicidio Ceschin, killer e mandante rompono il silenzio dopo un anno: «Vogliamo parlare»

Mercoledì 22 Maggio 2024 di Giuliano Pavan
I rilievi sulla ringhiera dell'abitazione di via XXVIII Aprile a Conegliano dove è stata uccisa Margherita Ceschin

CONEGLIANO (TREVISO) - Gli inquirenti hanno in mano prove schiaccianti, come sottolineato dal procuratore Marco Martani. Ecco dunque che i principali indiziati dell’omicidio di Margherita Ceschin, la pensionata di 72 anni uccisa nel suo appartamento di via XXVIII Aprile a Conegliano la sera del 23 giugno 2023, hanno deciso, a quasi un anno di distanza dal delitto, di rompere il silenzio e parlare con la Procura. Una strategia difensiva degli avvocati Fabio Crea e Mauro Serpico che, secondo il procuratore, visto l’impianto accusatorio definito granitico, mira a ridurre il più possibile la pena in caso di condanna e a definire nel dettaglio i ruoli (e dunque le responsabilità, ndr) che i tre principali indagati hanno avuto nel delitto.

LA SFILATA

Il primo a sfilare davanti al pm Michele Permunian, titolare del fascicolo, sarà Sergio Antonio Luciano Lorenzo, difeso dall’avvocato Mauro Serpico: l’appuntamento, per quello che è considerato uno dei due autori materiali dell’omicidio, è già stato fissato per il prossimo 3 giugno. Nei giorni successivi sarà la volta dei due indagati difesi dall’avvocato Fabio Crea: Enzo Lorenzon, l’ex marito della vittima considerato il mandante del delitto, e Juan Maria Beltre Guzman, l’intermediario. «Sono emersi elementi nel corso delle indagini che riteniamo debbano essere chiariti - ha affermato l’avvocato Crea - A questo punto dell’inchiesta è necessario un confronto con l’autorità giudiziaria».

Gli inquirenti, dunque, rimangono in attesa di sapere cosa diranno gli indagati, convinti che l’unico spiraglio per le difese possa essere quello di collaborare con l’autorità giudiziaria per ottenere quanto meno le attenuanti generiche a processo e, di conseguenza, evitare l’ergastolo.

IL QUADRO

A pesare sulla nuova strategia difensiva sono, come detto, le prove raccolte dalla Procura. A cominciare dal biglietto che Sergio Antonio Luciano Lorenzo, tramite un compagno di cella, ha tentato di far recapitare a Enzo Lorenzon chiedendogli un aiuto economico per le spese legali da affrontare. Il compagno di cella, anziché recapitare il pizzino all’ex imprenditore, all’epoca dietro le sbarre a Santa Bona, lo aveva consegnato alle guardie carcerarie. «Ci sono poi le intercettazioni telefoniche» prosegue il procuratore Martani, riferendosi ad alcuni scambi di messaggi tra un’altra indagata, Kendy Maria Rodriguez, fidanzata di Joel Lorenzo, e il cognato Emerson Luciano Lorenzo (totalmente estraneo alle indagini). Tra i tanti passaggi ce n’è uno che ha un particolare interesse investigativo: «Pregando Dio che non trovino nulla... sappiamo che hanno fatto una cosa brutta» dice Emerson alla “cognata”.

IL MOVENTE

Anche per quanto riguarda il movente la Procura ha le idee chiare: Enzo Lorenzon, secondo l’accusa, ha ingaggiato la banda di sicari per far fuori la moglie in quanto non voleva più versarle l’assegno mensile di mantenimento da 10mila euro. Non solo: dalle indagini è inoltre emerso che l’imprenditore covava un radicato rancore nei confronti della donna, scaturito anche dal fatto che la 72enne aveva fatto in modo di far effettuare un controllo nell’azienda del marito dai carabinieri del Nas per presunte alterazioni illecite nella produzione di vino. E in più, sempre agli atti, c’è la testimonianza di una ex fiamma di Lorenzon la quale afferma che l’uomo le aveva chiesto in passato se conoscesse del “pugliesi” disposti a uccidere l’ex moglie. Segno, secondo la Procura, che il delitto era nell’aria da tempo.

Ultimo aggiornamento: 19:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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