Abusa del figlio di 4 anni sul divano di casa: giovane mamma rinviata a giudizio. Le violenze filmate dalle telecamere di videosorveglianza

La donna denunciata dall'ex compagno: dovrà rispondere in tribunale di atti sessuali con minore

Giovedì 18 Aprile 2024 di Giuliano Pavan
Gli abusi del bimbo sul divano di casa

CONEGLIANO (TREVISO) - Rinviata a giudizio per atti sessuali con minore. È quanto stabilito dal gup Cristian Vettoruzzo nei confronti di una mamma di 36 anni che, secondo quanto contestato dalla Procura di Treviso, ha abusato del figlio di 4 anni. La donna, difesa dall’avvocato Andrea Da Roit, dovrà presentarsi davanti al collegio del tribunale di Treviso il prossimo 13 giugno per l’apertura del procedimento penale a suo carico. A trascinarla in aula, dopo le indagini degli inquirenti, è stato il suo ex compagno che si è costituito parte civile a processo.

LA VICENDA

A sporgere denuncia contro la 36enne, come detto, è stato il padre del bimbo. Da tempo i rapporti tra i due genitori si erano incrinati, tanto che la separazione era a un passo. Quella sera di agosto del 2022, mentre si trovavano tutti e tre a casa, l’uomo, un artigiano coneglianese, era uscito per portare fuori i bidoni della spazzatura. In quei pochi minuti, secondo la denuncia, si è verificato l’episodio che ha fatto naufragare la relazione e che ha portato alla querela: l’ormai ex compagna dell’artigiano, semi nuda, era sul divano con il piccolo e lo stava toccando. Un gesto inequivocabile.

L’uomo è subito intervenuto prendendo il figlio in braccio, portandolo in bagno per lavarlo e poi per rivestirlo. Lasciata passare qualche decina di minuti per rendersi davvero conto di quello che aveva visto, l’artigiano ha deciso di caricare il figlio in auto e di recarsi alla stazione dei carabinieri per sporgere denuncia.

IL PROCEDIMENTO

Davanti ai militari, l’uomo ha raccontato quello che aveva visto, ricostruendo anche tutti i mesi di tensioni che c’erano stati tra lui e la compagna. Del fatto era stata subito informata anche la Procura di Treviso, che aveva dato il via alle indagini. Trattandosi di un minore, le procedure sono state particolarmente celeri, tanto che il gip di Treviso ha subito disposto a carico della 36enne il divieto di avvicinamento al piccolo a meno di 200 metri , e di conseguenza il suo immediato allontanamento dalla casa familiare. Lo stesso giudice, nella circostanza, aveva affidato la custodia esclusiva del piccolo al padre. Una misura che sussiste tuttora: nonostante i tentativi della donna di poter vedere il figlio, la misura rimarrà in vigore fino a quando non verrà chiarito a processo cos’è realmente accaduto. Le versioni di padre e madre, infatti, non combaciano. Ma per gli inquirenti c’è una prova inconfutabile a carico della donna. Ovvero il filmato delle telecamere di videosorveglianza che l’artigiano aveva installato anche all’interno dell’abitazione contro i ladri. Una di queste, puntata proprio sul divano, ha ripreso tutta la scena. Starà ora ai giudici del tribunale di Treviso stabilire se quel gesto fosse davvero un atto sessuale nei confronti di un mnore (con l’aggravante di essere il genitore della vittima) o se sia stato mal interpretato, come sostiene la donna.

Ultimo aggiornamento: 19:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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