Le piogge fanno scattare l'allarme per le semine di mais e soia, oltre al frumento quasi pronto

Lunedì 20 Maggio 2024 di Alessandro Garbo
Allagamenti dei giorni scorsi a Badia Polesine

ROVIGO - Le bombe d'acqua e gli allagamenti hanno messo in ginocchio anche l'Alto Polesine. Le abbondanti piogge di mercoledì hanno sommerso parecchi appezzamenti del territorio altopolesano e del Basso Padovano, causando problemi soprattutto al mais e alla soia, appena seminati.

Preoccupazione anche nella pianura veronese, con alcuni torrenti dell’Est Veronese che sono esondati. «Le piogge sono state il culmine di un periodo particolarmente abbondante in termini di precipitazioni - sottolinea Chiara Dossi, presidente della sezione cereali alimentari di Confagricoltura Veneto e titolare di un’azienda prevalentemente cerealicola ad Adria - è vero che l’acqua da un lato ha portato grande beneficio alle falde e alle semine, ma dall’altro ha creato problemi soprattutto al mais, unitamente alle basse temperature. I danni sono a macchia di leopardo: nell’Alto Polesine sono già stati riseminati parecchi ettari, anche a causa delle grandinate di un paio di settimane fa, e pure quello appena seminato è a rischio se dovesse continuare a piovere. Anche nel Basso Padovano molti campi sono andati sott’acqua, con il rischio di asfissia delle piante. La difficoltà di lavorare i terreni impregnati d’acqua e di fare i necessari trattamenti comporta il rischio di insorgenza di malattie fungine. Ma la preoccupazione è anche per il frumento, perché troppe piogge non fanno bene quando è in fase avanzata com’è ora, cioè in spigatura, e per l’orzo. Speriamo che non ne risenta la qualità, che è importante per la definizione del prezzo».

SITUAZIONE CAMBIATA
A preoccupare, nel 2023, era stato il lungo periodo di siccità tra l’autunno e l’inverno, che aveva portato a un calo delle rese del frumento. Quest’anno la situazione è esattamente opposta, dato che in due mesi e mezzo è scesa l’acqua che di solito si vede in un anno. «Il clima ci sta mettendo a dura prova, anche se siamo attrezzati per lavorare al meglio - spiega Giuliano Bonfante, presidente della sezione seminativi di Confagricoltura Padova - nel Padovano la situazione è critica a Montagnana, Merlara, Borgo Veneto e Casale di Scodosia, dato che sono caduti 200 millimetri di pioggia, con terreni saturi d’acqua o allagati. Temiamo danni per il mais, che è alla quinta o sesta foglia, se l’acqua non va via in fretta, ma anche la soia, appena seminata, marcirà se rimarrà a lungo sommersa. E il guaio è che l'allerta maltempo continua. Inoltre, l’orzo e il frumento, dove le piogge sono state abbondanti, stanno allettando: le piante non riescono più a stare in piedi e, se non si asciugano in fretta, c’è il rischio che la spiga muoia o risulti striminzita. C’è poi la difficoltà di entrare nei campi, con il rischio che gli argini, scavati dalle nutrie, cedano. Qualche anno fa, a Casale di Scodosia, un agricoltore si ribaltò con il trattore e morì».

TERRITORIO MINATO
Parlando proprio di esondazioni e di argini bucati, il presidente regionale della Coldiretti, il polesano Carlo Salvan, è c’accordo con il Governatore Luca Zaia «sul problema dell'erosione degli argini a causa della fauna selvatica come le nutrie. Lo abbiamo ribadito più volte e riportato come priorità nel documento strategico di Coldiretti Veneto. Il controllo della popolazione dei selvatici è determinante per la messa in sicurezza del territorio. Occorre un cambio di passo, recuperando più risorse per sostenere maggiormente chi abbatte i capi, prevedere taglie per le catture, coinvolgere non solo gli Atc, ma anche gli enti locali e i corpi di polizia. Mediamente i danni arrecati dalla fauna selvatica annualmente superano i 2 milioni di euro che spesso risultano sottostimati perché molti agricoltori, a fronte di indennizzi troppo ridotti, desistono nel tempo dalla denuncia dei danni. Accanto all’aspetto risarcitorio, risulta indispensabile la prevenzione dei danni che gli agricoltori, e non solo, subiscono».
Salvan sottolinea che «il piano di eradicazione della nutria non sembra stia dando i frutti sperati: lo stanziamento di 100mila euro annui per il 2023 e per il 2024 dedicato all’acquisto delle gabbie e le modalità previste per la cattura e l’abbattimento, non sono stati risolutivi. Coldiretti si è messa già a disposizione per trovare insieme alla Regione soluzioni idonee a mettere in sicurezza il territorio che oggi rappresenta una priorità a tutela della popolazione, del mondo agricolo e di tutte le altre attività economiche e civili present»i

Ultimo aggiornamento: 16:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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