Piscina chiusa ad Adria, il curatore batte cassa per un credito da oltre 500mila euro

Crepaldi: «Abbiamo conferito mandato a un legale per predisporre la difesa»

Lunedì 27 Maggio 2024 di Guido Fraccon
la piscina di adria al centro di un contenzioso

ADRIA  - Tempi duri per gli impianti natatori di via Lampertheim. Non solo è andata deserta, come anticipato da queste colonne, la manifestazione di interesse alla ricerca di un partner per la gestione e il riammodernamento del polo natatorio, ma sugli impianti pende, quale spada di Damocle, la richiesta del curatore fallimentare di Adria Nuoto. Il legale del fallimento ha più volte chiesto al Comune di Adria un credito che l'ex gestore, fallito nell'ottobre del 2019, vanterebbe nei confronti di palazzo Tassoni: 518.936,18 euro, oltre gli interessi. 
Se ne è parlato in consiglio comunale a seguito di una interrogazione proposta dal gruppo consiliare di Fratelli d'Italia. «Dall'autunno del 2021 - ha spiegato l'assessore al patrimonio Giorgio Crepaldi - il curatore fallimentare ha più volte scritto al Comune di Adria chiedendo il pagamento di una somma che egli ritiene essere di oltre 500mila euro, suddivisa in due tronconi: 300mila per determinate causali e 200mila per altre». 
IN CONSIGLIO COMUNALE
Secondo Crepaldi, l' ex amministrazione Barbierato, «con una scelta legittima - ha detto - che non contesto, anche se io non l'avrei mai fatta», decideva di non conferire mandato a un professionista di studiare gli incartamenti, ma di rispondere semplicemente di no, pur producendo una risposta molto articolata. Palazzo Tassoni, per Crepaldi avrebbe semplicemente risposto che il debito non era dovuto, portando a sostegno una serie di ragioni. 
«Tra queste ragioni - ha commentato Crepaldi - ve ne erano alcune in punto di diritto sulla prescrizione mentre in altre si sosteneva che il debito era stato saldato. Dire che un credito è già stato pagato, è come ammetterlo. Il curatore infatti rifece i conteggi e rispose che effettivamente aveva chiesto mille - duemila euro in più, che alcune fatture le aveva scomputate perché aveva trovato il pagamento. Delle altre invece non aveva trovato nulla». 
Quando si è insediata, un anno fa, l'amministrazione Barbujani IV, Crepaldi avrebbe affrontato sin da subito il caso. «Ho chiesto - ha puntualizzato - se era stato dato un incarico legale visto che chi scrive non è più il singolo creditore, Adria Nuoto, ma il legale del fallimento. C'è stato poi un alternarsi di segretari comunali e il Comune di Adria si era reso disponibile anche a una composizione bonaria della cosa, rinviando però il problema a dopo le elezioni amministrative. Io pertanto ho ritenuto che, pur senza un titolo, un atto di citazione o un decreto ingiuntivo fosse il caso di dare mandato a un professionista che ci sapesse dire, dal punto di vista tecnico, se e quale parte di questo presunto credito fosse effettivamente dovuta o fosse effettivamente non dovuta». 
CONVENZIONE DATATA
La questione è molto complessa per Crepaldi, essendo la prima convenzione molto datata. «Ci potrebbero essere state ammissioni tacite e ci sono affermazioni, piuttosto che comportamenti, che devono essere correttamente valutate.

Di mezzo c'è anche la prescrizione. Gli aspetti inoltre sono talmente tanto tecnici e la somma è cospicua». Con il curatore, Crepaldi ed il Comune di Adria si sono già interfacciati. «Il curatore - ha concluso l'assessore - mi ha riferito che il fallimento deve essere chiuso. Per questo motivo abbiamo conferito il mandato a un legale per prepararci se dovesse arrivare un atto del Tribunale. Credo sia meglio prevenire che curare». 

Ultimo aggiornamento: 07:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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