Pordenone. Cinquanta centesimi per andare in bagno alla stazione dei bus: monta la protesta degli studenti

Venerdì 25 Novembre 2022 di Loris Del Frate
L'avviso sui bagni a Pordenone
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PORDENONE - Vuoi andare in bagno? Paghi 50 centesimi. La toilette con il dazio da pagare si trova nella stazione delle corriere, poco distante da quella dei treni. In questo caso, però, l’Atap, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico, non ha alcuna responsabilità perchè la struttura è di proprietà della Gsm, la società, sempre pubblica e partecipata dal Comune, che gestisce invece la sosta e la mobilità. Di chi sia la proprietà conta poco. A protestare per il bagno a pagamento un gruppo di studenti che l’altro giorno, dovendo andare in bagno dopo essere arrivati a Pordenone in corriera per andare a scuola, non hanno potuto farlo perchè non avevano la monetina.


LA RISPOSTA


I ragazzi, quando si sono trovati il bagno a pagamento, sono andati nella biglietteria. «Abbiamo spiegato che non avevamo i 50 centesimi, ma dovevamo comunque andare in bagno.

Ci hanno risposto che o pagavamo, oppure non si entrava. Casomai - ci è stato spiegato - andate nei bagni della stazione ferroviaria». I ragazzi vanno avanti. «Noi abbiamo obiettato che non solo alcuni avevano fatto il ticket, ma che altri sono utenti quotidiani con tanto di abbonamento, quindi ci sembrava giusto poter utilizzare i servizi di un luogo pubblico come la stazione delle autocorriere. Non c’è stato nulla da fare».


IL PERSONALE ATAP


Non sono solo gli studenti a protestare, ma a sollevare la questione anche il personale dell’Atap. Per la verità autisti e altri dipendenti con qualifiche diverse un bagno libero lo hanno a disposizione, ma è dotato di un solo servizio. Troppo poco per soddisfare le richieste magari di chi deve ripartire subito ma trova la toilette occupata. Il presidente dell’Atap, Narciso Gaspardo, ha così avuto una idea per agevolare la velocità: ha messo a disposizione un barattolo pieno di monete da 50 centesimi a disposizione di tutti. «È vero - spiega - e ci abbiamo attaccato un biglietto indicativo “imposta minzione”. Adesso - conclude - mi pare che viene usato molto meno dai nostri dipendenti».


LE MOTIVAZIONI


Resta da capire perchè in un luogo pubblico e decisamente molto frequentato, il bagno sia stato messo “a gettone”. A spiegarlo è il presidente della Gsm, Antonio Consorti. «Intanto - attacca - il bagno a pagamento nell’autostazione c’è da parecchio tempo. Non capisco perchè le proteste arrivino ora. Poi la spiegazione di questa scelta è semplicissima. Giustamente una volta consegnata la struttura avevamo deciso di lasciare i servizi aperti a disposizione di tutti gli utenti. La cosa è andata avanti senza problemi per un periodo, poi è successo di tutto. Praticamente ogni giorno trovavamo i gabinetti intasati, con dentro di tutto. Era necessario chiamare un giorno sì e l’altro anche l’auto espurgo per liberarli con un aggravio di spesa non indifferente. In più erano sempre sporchissimi, in alcuni casi vomitevoli. Aggiungiamo poi che in almeno due occasioni sono stati oggetto di vandalismi con la rottura dei sanitari. Infine durante l’estate erano diventati il luogo in cui mendicanti e sbandati venivano a lavarsi lasciando un disastro. A quel punto - va avanti Conforti - abbiamo deciso di mettere la macchinetta per l’accesso a pagamento. Devo dire che da quella volta non è successo più nulla. Bagni a posto e liberi per tutti. Non mi pare infine che 50 centesimi siano una cifra improponibile. Tornare indietro e renderli liberi? Non ci penso neppure».

Ultimo aggiornamento: 07:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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