San Martino di Lupari. Il Ris in aula: «Così Diletta Miatello ha aggredito e ucciso i suoi genitori»

L’ex vigilessa ha colpito prima il padre Giorgio e poi la madre Maria Angela: ricostruiti durante l’udienza di ieri in tribunale le ore e i passaggi del duplice delitto

Mercoledì 13 Marzo 2024 di Nicola Munaro
Diletta Miatello

SAN MARTINO DI LUPARI (PADOVA) - Il film, fatto di immagini proiettate sullo schermo della Corte d’Assise di Padova e di parole, dati e dettagli elencati uno dietro l’altro in oltre due ore di deposizione, lo scrive (idealmente) il maggiore del Ris, Cristian Faccinetto. Perché è stato lui a guidare il reparto speciale dei carabinieri nella ricostruzione dell’omicidio, all’alba del 27 dicembre 2022, di Maria Angela Sarto e di Giorgio Miatello per cui la loro figlia Diletta Miatello, ex agente della polizia locale di Asolo, è a processo. Ed è stato sempre il maggiore Faccinetto il protagonista dell’udienza di ieri, in tribunale a Padova, dove rispondendo alle domande del pm Marco Brusegan, dell’avvocato Elisabetta Costa (legale di Miatello) e della presidente della Corte, Mariella Fino, ha definito le unità aristoteliche - di tempo, di luogo e d’azione - della mattanza.

Gli orari del delitto: quando sono stati uccisi Maria Angela e Giorgio

Secondo i dati raccolti e analizzati dal Ris nella villa della famiglia Miatello, Diletta avrebbe colpito prima il padre (morto un mese dopo per quell’aggressione alla testa e alle braccia) e poi la madre, spirata quasi subito. Lo dicono, soprattutto, le tracce di sangue disseminate per la casa da quello che il carabiniere - nel suo racconto scientifico - chiama «l’aggressore», senza mai nominare l’ex vigilessa se non quando si tratta di attribuire la proprietà di qualche reperto trovato in casa. «L’epoca della morte di Maria Angela Sarto - spiega il maggiore - è attorno alle 4 del 27 dicembre, quindi l’aggressione alle due vittime avviene tra le 2.45 e le 3.45 del 27 dicembre, quando dalle analisi dei consumi energetici risulta l’accensione di un asciugacapelli e di una stufetta poi trovati in casa di Diletta Miatello».

E il picco a un’ora insolita era stato registrato anche nella relazione del dottor Alessandro Formentin, consulente del pm ed esperto di consumi elettrici che aveva trovato altri due picchi sovrapponibili alla ricostruzione del Ris, un primo alle 23 del 26 dicembre («presumibile identico al secondo e legato alla stufetta», ha detto in aula il consulente energetico) e un terzo alle 8 di mattina del 27 dicembre, quando - concorda anche l’Arma - Diletta Miatello fa una lavatrice.

I colpi, la violenza, la morte

«L’aggressore - continua il maresciallo del Ris - indossava dei guanti in gomma come quelli per la cucina con un disegno a nido d’api sulla punta delle dita», la stessa tramatura ritrovata a disegnare le tracce di sangue in vari punti della casa, su un cuscino, un coccio, gli interruttori e le maniglie della scala che divide il piano terra dal primo piano, entrambi scena del crimine. Nelle indagini del Ris risulta anche che Diletta Miatello indossava calzature con suola a fiori, un foulard e forse una cuffia, quella ritrovata a casa sua con addosso una sola macchia del sangue della madre, Maria Angela Sarto: «Forse una macchia dovuta al brandire e al movimento dell’arma dell’omicidio - precisa Faccinetto - Ma non sufficiente per l’indagine». Poi il film. L’ex vigilessa «entra al piano terra senza scassinare: le vittime erano già stese, quindi o lei aveva le chiavi o sapeva che una delle porte era aperta. Poi aggredisce Giorgio Miatello dal suo lato destro mentre era steso. Nel frattempo la vittima cerca di opporre difesa. Il capo si muove: l’aggressione ha vari impatti, anche con un piatto, forse anche con il cuscino per soffocarlo, ma la macchia di sangue potrebbe essere dovuta anche solo al fatto che si sia appoggiato sul cuscino con la mano già insanguinata. A quel punto l’aggressore accende le luci, sale le scale e apre la porta». Sulla maniglia che dà sulle scale il Ris troverà le tracce solo del dna di Giorgio Miatello mentre sulla maniglia che guarda il primo piano, ci sarà una «mistura» di patrimonio genetico di lui e di lei. Lei, continua il carabiniere, «entra nella camera da letto di Maria Angela Sarto, che è a letto sotto le coperte, supina, nel mezzo. L’anziana viene colpita con colpi sul capo e frontalmente mentre cerca di difendersi: la durata dell’aggressione è consistente». Nonostante i colpi la donna cerca di spostarsi verso destra e cade dal letto, forse appoggiandosi al comodino. «Mentre è a terra - è il prosieguo della deposizione - viene colpita ancora in modo che con la sua testa lascia la strisciata di sangue lungo il muro, poi addosso le viene messa una coperta. Chi ha aggredito va nello studio, apre la porta che dà sulle scale con guanti e scarpe sporche nelle suole solo del sangue della donna. Scende, prende il vaso blu, che forse scivola a terra, ed esce. Fuori casa butta i telefoni delle vittime e il foulard in un sacchetto. Entra in casa e nel bagno di Diletta Miatello, si toglie la cuffia e si lava le mani. Alle 8 Diletta Miatello fa la lavatrice e se ne va», conclude. Il Ris troverà sangue ovunque. Delle armi, però, «nulla. Non sono stati trovati oggetti così imbrattati di sangue da far pensare di essere stati usati come un’arma per uccidere la signora».

Il racconto dell'ex marito

Prima del militare era stato sentito l’ex marito della vigilessa che ha detto come per sole due volte, in 12 anni, lei gli avesse parlato delle percosse subite dal padre. E di come lei si fosse rivolta a uno psicologo, dove aveva portato anche lui «senza entrare nei particolari». Poi la separazione e il divorzio con il quale avevano chiuso i rapporti. A seguire la professoressa Donata Favretto: «Nel sangue di Diletta Miatello tracce di benzodiazepine assunte tra le 12 e le 20 ore prima».

Ultimo aggiornamento: 18:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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