Lupo avvistato nella Marca nell’area del Piave: «Abituiamoci ad averlo qui»

Sabato 25 Maggio 2024 di Paolo Calia
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BREDA DI PIAVE (TREVISO) Ieri mattina è stato visto aggirarsi a Vacil di Breda, nei pressi di un boschetto a distanza di sicurezza dalle case. Rispetto all’avvistamento di Maserada è apparso più dolorante e mal messo. Il giovane lupo che ne giorni scorsi è sceso probabilmente dal Cansiglio seguendo il Piave ha, evidentemente, deciso di restare in zona. O, molto più probabilmente, non ha le forze per andare via. Di certo è tenuto sotto osservazione dai carabinieri forestali e pericoli non ce ne sono. Anzi: quello che ha bisogno di aiuto è lui.

L’ESPERTO

«Si tratta di un giovane in dispersione - dice Francesco Mezzavilla, faunista e biologo - in quella zona, soprattutto nei pressi del Piave, ci sono boscaglie intricate dove è facile trovare delle prede e dei ripari. È un esemplare erratico, alla ricerca di un territorio e un, o una, partner. In genere questi individui se non riescono a mettere su famiglia, muoiono. Può capitare». Al di là del futuro di questo giovane lupo, che dall’unico video disponibile pare zoppicare, il suo arrivo è un segnale: «Ci dobbiamo abituare alla presenza di esemplari in zone sempre più pianeggianti e sempre più vicini ai centri abitati - sottolinea Mezzavilla - nel nord Italia, grosso modo dall’Appennino Emiliano in su, si stanno insediando sempre più gruppi. Sono stati avvistati esemplari anche lungo il delta del Po, dove predano le nutrie. Sugli appennini predano i cinghiali. Da noi, nel Cansiglio, ci sono cervi e caprioli. Le risorse non mancano». E i lupacchiotti, quando riescono ad arrivare all’età adulta, spesso e volentieri si allontano dal branco di origine per cercare nuovi spazi. E arrivano in pianura: «Sempre per restare vicino a noi, sono stati avvistati esemplari anche in prossimità della laguna di Caorle». Il corso del Piave, da questo punto di vista, è un fenomenale corridoio ecologico.

I CONSIGLI

I lupi sono in espansione, ma non sono troppi: «Sono il numero giusto per l’ambiente che li ospita - spiega Mezzavilla - il loro numero sta crescendo, ma non lo farà all’infinito. In Cansiglio non c’è più di un branco. Nel vicino Alpago forse, di branchi, ce ne sono due. Ma siamo ben lontani dagli ottanta esemplari come ha detto qualcuno. Fondamentale è non creare allarmismo». E su questo fronte gli esperti e addetti ai lavori come Mezzavilla si scontrano anche con le idee di certi politici a dir poco spregiudicati: «È facile gridare al lupo cattivo, ma in realtà parliamo di un animale schivo, che si tiene alla larga dell’uomo predando, se può, il selvatico. Certo, ci vogliono delle accortezze. Ma a Parma, per fare un esempio, ci sono lupi attorno alla fattorie ma non attaccano mai gli animali da allevamento perché da un lato ci sono prede e dall’altro gli agricoltori hanno attuato le giuste misure di difesa». E non parliamo di attacchi all’uomo: «Si è registrato un caso in Puglia di un lupo che si attaccava ai pantaloni dei passanti. Quando la Forestale lo ha catturato, è stato scoperto che attorno al collo avere il segno del guinzaglio: era un esemplare utilizzato da qualcuno per incrociare i cani. Qualcuno lo aveva trattenuto e poi liberato».

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