Rivoluzione nel mercato fondiario: boschi svalutati dopo Vaia, volano i prezzi dei vigneti feltrini

Domenica 20 Febbraio 2022 di Alessia Trentin
Nuovi vigneti nel Bellunese
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BELLUNO - Valore delle aree boscate in calo dopo Vaia, prezzo dei terreni seminativi stabili, in aumento nelle zone di frutteti e vigneti, interesse per le superfici agricole con strutture produttive nella parte alta della provincia. È questo l'andamento del mercato fondiario post pandemia in provincia, così come fotografato dal report di Confagricoltura sull'indagine Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria). «I prezzi sono fermi dal due anni - conferma il presidente di Confagricoltura Diego Donazzolo -, a parte qualche caso particolare dove si piantano frutteti e vigneti, nel Feltrino e tutta la Valbelluna. Per questi casi c'è stato nel tempo un aumento dei prezzi, ma anche per queste aree si parla di superfici di una certa rilevanza.

D'altronde la nostra provincia paga il fatto di non avere irrigazione: non abbiamo terreni irrigui ed è limite». Ma ci sono tanti altri fattori di attrazione. «C'è tanto interesse per la parte alta della nostra provincia - prosegue Donazzolo -: c'è qualche azienda che si sta inserendo da altre province. Vengono perché trovano un ambiente ancora incontaminato per sviluppare certi tipi di attività agricole. Proprio l'altro giorno mi ha chiamato un'imprenditrice di Verona che intende avviare un azienda in Agordino». Ma la domanda di terreni agricoli in genere resta bassa: nel 2020 a livello nazionale il numero di contratti di compravendita è diminuito dell'8,4% rispetto al 2019.

I DATI
E non essendoci domanda i prezzi restano stabili. Come detto il quadro dei valori fondiari nel Bellunese conferma quello pre-pandemia. Dall'indagine di Confagricoltura si evince che i seminativi vengono scambiati intorno ai 25mila-27mila euro l'ettaro, con punte che hanno raggiunto anche i 60mila in situazioni specifiche (vigneti e frutteti nel Feltrino e Valbelluna) e non certo rappresentative delle quotazioni fondiarie della zona. «Tuttavia - si legge nel report di Confagricoltura - il mercato apprezza, a quotazioni inferiori, ma comunque superiori alla media, i terreni a seminativo dotati di una pezzatura medio-alta». Il pezzo cala nelle aree in pendenza con una forchetta che varia tra 13 e i 20mila euro all'ettaro. «Medesima dinamica si riscontra nei prati - prosegue il report -: quelli con giacitura pianeggiante assumono valori medi di 20mila euro all'ettaro, quelli in pendio tra valori minimi di 7mila fino al massimo di 320mila».

IL CASO BOSCHI
L'indagine parla di prezzo variabile per le superfici boscate, che possono variare tra i 3mila e 10mila euro all'ettaro «in relazione alla posizione e potenzialità produttiva»: le aree senza strada di accesso ai beni non hanno nessun mercato. «Sui boschi - sottolinea il presidente Donazzolo - c'è stata quasi una svalutazione, dopo Vaia si sono deprezzati».

L'INTERESSE
Ma se la pandemia ha influito sulle vendite, che sono in calo, ha innescato anche più interesse per le aree incontaminate bellunesi. «Un fenomeno interessante che si sta delineando nelle aree del Cadore - sottolinea l'indagine di Confagricoltura - riguarda la domanda di superfici agricole, dotate anche di strutture abitative o agricolo-produttive da parte di operatori provenienti da altri territori e da altri settori produttivi, intenzionati a stabilizzarsi in aree ritenute particolarmente di pregio per la qualità della vita. Persone disponibili anche ad avviare piccole attività agricole utili per la gestione e la manutenzione del fondo acquisito». «Anche tali situazioni contribuiscono a riavviare il mercato fondiario - si sottolinea nel report - in un contesto che si caratterizza solitamente per la difficoltà di realizzare transazioni di superfici che spesso sono di piccola entità e in proprietà a più soggetti che non sempre riescono a trovare l'accordo per la vendita».
 

Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 11:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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