Incidente mortale, dopo 17 anni accolto il ricorso dei famigliari: «Finalmente la verità»

Domenica 11 Febbraio 2024
L'incidente nel quale morì Silvio Remedi

SANTA GIUSTINA (BELLUNO) - Nell'incidente del 2007 avvenuto a Santa Giustina morirono due persone: la Cassazione accoglie il ricorso dei famigliari delle vittime spiegando che un automobilista, se vuole immettersi in una strada principale girando a sinistra, deve dare la precedenza sia ai veicoli in transito sia a quelli in sorpasso. Dopo 17 anni una svolta: ma il procedimento è solo per il risarcimento civile, la parte penale si è già chiusa con il patteggiamento del motociclista che guidava e che sopravvisse.

LA TRAGEDIA
L'incidente si verificò il 12 aprile 2007 lungo la statale 50, a Santa Giustina. Quel giorno un camionista alla guida di un'autocisterna, che procedeva da Belluno verso Feltre, si accorse che poco più avanti, alla sua destra, una Citroen C4 cercava di immettersi sulla statale 50 per proseguire verso Belluno. L'auto, quindi, avrebbe dovuto attraversare la corsia percorsa dall'autocisterna e poi svoltare a sinistra. Così fece. Ma, proprio in quel momento, due moto che avevano appena cominciato a superare il camion, una dietro l'altra, si trovarono davanti la Citroen (ormai perpendicolare rispetto all'asse della strada) e lo scontro fu inevitabile. La prima moto, un'Honda Hornet 900, si schiantò contro la parte centrale dell'auto. Un impatto tremendo in cui perse la vita il 51enne Silvio Remedi. Poco dopo arrivò anche la seconda moto, una Yamaha R6, che colpì nuovamente la Citroen: il motociclista riportò ferite gravi ma riuscì a sopravvivere, mentre il 25enne seduto dietro di lui morì.

SVILUPPI GIUDIZIARI
A distanza di 17 anni la causa civile è ancora in piedi.

Il Tribunale di Belluno, nella sentenza di primo grado, dichiarò infatti i due motociclisti unici responsabili dell'incidente. La sentenza venne impugnata e la Corte d'Appello confermò quanto deciso dal giudice precedente. La causa è quindi arrivata in Cassazione che ha infine accolto il ricorso dei familiari di Remedi, seguiti dai legali di Giesse. «È stato un grande lavoro di squadra spiega Claudio Dal Borgo, referente di Giesse Risarcimento Danni a Belluno . Sapevamo che prima o poi sarebbe emersa la verità e siamo andati avanti, tramite i nostri avvocati, per quasi 20 anni. La nostra costanza, alla fine, si è dimostrata vincente e la Cassazione ha accolto il nostro ricorso». Dal Borgo entra nel merito: «La sentenza impugnata è stata definita "viziata". Non tiene conto, cioè, del fatto che un automobilista, quando esce da un'area privata e si immette in una strada principale, come accaduto in questo caso, è obbligato a dare la precedenza a tutti i mezzi in transito su quel tratto, anche ed è qui il punto fondamentale a quelli in sorpasso. Altrimenti deve astenersi dalla manovra».

IL RIESAME
La sentenza impugnata è stata quindi cassata e rinviata alla Corte d'Appello di Venezia che dovrà ora procedere al riesame della vicenda per stabilire l'eventuale risarcimento carico dell'automobilista. «Finalmente è emersa la verità - commenta la moglie di Remedi, Cristina, a nome dei familiari - Ormai non ci speravamo più: ogni udienza e ogni sentenza sono state per noi delle pugnalate al cuore. Io non ho il paraocchi e non voglio sottrarmi all'evidenza. So benissimo che anche mio marito può aver avuto una parte di responsabilità in questo incidente. Ma ci tenevo affinché emergesse l'intera verità e quindi la corresponsabilità dell'automobilista che non avrebbe dovuto trovarsi in quel punto».

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