Ma quale integrazione! Accettare il rifiuto allo studio della Divina Commedia è uno scempio e un'idiozia

Sabato 25 Maggio 2024

Egregio Direttore,
in una classe di una scuola media di Treviso, dei ragazzi musulmani sono stati esentati dallo studio della Divina Commedia di Dante, sostituito con lo studio di Boccaccio, dopo che la professoressa aveva chiesto alle rispettive famiglie se i loro figli potessero seguirne le lezioni. Perché allora non esentare questi ragazzi anche dallo studio della storia dell'arte, visto che è pregna di opere centrate sul Cristianesimo e su storie tratte dalla Bibbia? Sono queste le premesse per un processo di integrazione che deve partire fin dall'età scolare e che deve formare giovani adulti ben inseriti culturalmente nella società del paese in cui hanno scelto di vivere?

Ilaria Scarpa
Venezia


Cara lettrice,
quando ho saputo questa notizia devo dire di essere rimasto incredulo.

Ho voluto sincerarmi personalmente con il collega che l'aveva raccolta che le cose fossero andate veramente così. Era tutto vero. Purtroppo, aggiungo. Perché dovrebbe essere chiaro a chiunque - ma evidentemente non è così - che ciò che è accaduto in questa scuola di Treviso con l'integrazione non ha nulla a che fare. Anzi va nella direzione esattamente opposta. Una colossale idiozia. Avallare il principio che, per motivi religiosi, uno o più studenti musulmani rifiutino di studiare un capolavoro della letteratura mondiale qual è la Divina Commedia di Dante, significa infatti alzare steccati, non impegnarsi a superarli. Significa incentivare la separatezza, non la coesione e l'inclusione. Vuol dire anche accettare il principio che la scuola non è il luogo in cui si educano in modo laico i cittadini del futuro, ma dove, al contrario, i singoli possono pretendere di far prevalere sui programmi le proprie convinzioni religiose e culturali. Una scelta che non solo non aiuta questi ragazzi di fede islamica a crescere e a integrarsi nella nostra società e alle loro famiglie a comprendere i valori del mondo in cui hanno scelto di vivere. Questa censura della Divina Commedia fa anche a pezzi anche qualsiasi principio di eguaglianza formativa: com'è possibile infatti anche solo pensare che ciascuno possa decidere, in base al proprio credo, quali testi studiare e quali no? La cosa più sconcertante è che a permettere che questo autentico scempio si consumasse, sia stata un'insegnante. Credo che abbia sbagliato mestiere.

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