Usa, oggi il Super Tuesday Trump vince in tribunale La Corte: «Può candidarsi»

Martedì 5 Marzo 2024 di Anna Guaita
Usa, oggi il Super Tuesday Trump vince in tribunale La Corte: «Può candidarsi»

NEW YORK - Appena 24 ore prima che milioni di americani andassero a votare per le primarie in 16 Stati e nel Territorio delle Isole Samoa, la Corte Suprema di Washington ha presentato ieri mattina un parere che andava a favore di Donald Trump.
Con una decisione unanime, sia i giudici conservatori che quelli liberal hanno convenuto che nessuno Stato dell'Unione ha il diritto di depennare il nome dell'ex presidente dalle schede elettorali. I nove giudici rispondevano a un appello di Trump che era stato escluso dalle schede nello Stato del Colorado e del Maine sulla base del 14esimo Emendamento, che vieta la candidatura a cariche federali di persone che pur avendo giurato fedeltà alla Costituzione si rendano colpevoli di insurrezione. La Corte ha spiegato che una simile scelta può avvenire solo con un voto del Congresso, e che non si può permettere che un singolo Stato decida se ammettere o no un candidato. Trump ha salutato la decisione come «una grande vittoria per l'America», e gli elettori sono andati alle urne potendo votare per lui anche nei due Stati che lo avevano espulso.

I RISULTATI

Ci vorranno comunque ore, se non giorni, per sapere il risultato preciso di questo Super Tuesday, considerato che le consultazioni si tengono attraverso sei fusi orari. Ma possiamo già darvi il risultato: Joe Biden ha vinto per i democratici e Donald Trump per i repubblicani. Non c'è nessun mistero su chi vincerà la nomination del partito. A novembre, a meno che succeda qualche cataclisma in uno dei due campi, assisteremo alla rivincita delle elezioni del 2020, Trump contro Biden. Resta il fatto che tutti e due soffrono di gravi handicap, e che l'opinione pubblica - come rivelano vari sondaggi - preferirebbe non dover votare né per l'uno né per l'altro. Per il partito repubblicano l'incertezza è diventata evidente quando domenica la sfidante Nikki Haley ha vinto le primarie del Distretto di Columbia, cioè della città di Washington. Haley ha ottenuto il 63% dei voti contro il 33% di Trump, assicurandosi tutti i 19 delegati disponibili e diventando così anche la prima donna a vincere delle primarie presidenziali repubblicane.
La sua affermazione ha interrotto la sfilza di vittorie di Trump, e ha confermato che la morsa dell'ex presidente sul partito repubblicano non è totale. Nelle primarie già avvenute, per esempio, Haley ha preso il 43% dei voti nel New Hampshire e il 40% nel suo Stato natale della Carolina del sud, minoranze abbastanza sostanziose da permetterle di dire che esiste «un'ampia esitazione» nei confronti di Trump.
È improbabile che Nikki vinca altre primarie oggi, ed è possibile che dopo questo Super Tuesday getti la spugna. Ma non è sicuro, perché dopotutto continua a raccogliere fondi a palate, e intorno a lei si è creata una fronda di repubblicani moderati che le chiedono di restare nella corsa. Dal canto suo Trump parla malissimo della ex ambasciatrice all'Onu, la definisce «cervello d'uccellino« e non risparmia neanche la sua famiglia, un metodo d'attacco che piace molto alla sua base molto pugnace.

L'AVVERSARIO DI JOE

Nel campo democratico, con i sondaggi che continuano a dare Joe Biden indietro di tre-quattro punti rispetto a Trump, il vero sfidante si chiama invece "scheda bianca". A imitazione di quel che è successo nel Michigan, dove 100 mila democratici hanno scelto di votare "uncommitted" per protestare contro l'impegno di Biden a fianco di Israele, anche nel Minnesota potrebbe comparire questa opposizione filopalestinese, nonostante il fatto che negli ultimi giorni l'Amministrazione si sia espressa più duramente verso il governo di Netanyahu, e si sia associata alla missione di aiuti via aerea alla popolazione di Gaza.
Ma forse più che i risultati delle consultazioni di oggi, a definire il resto della campagna di Biden sarà il discorso sullo stato dell'Unione, giovedì sera. Perfino Bill Clinton e Barack Obama lo hanno contattato con consigli su come condurre l'appuntamento, nella certezza che gli americani lo seguiranno per tentare di dedurre dal suo eloquio, comportamento e resistenza se sia in grado di continuare a fare il presidente per altri quattro anni, o se non sia davvero troppo indebolito dall'età.

Ultimo aggiornamento: 08:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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